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Le tappe fondamentali della
nascita di una nuova razza incappano necessariamente in iter
burocratici che prevedono la creazione di un club di razza
riconosciuto dall' ente cinofilo nazionale e
conseguentemente l'apertura di un
Libro delle Origini, registro su
cui vengono annotati i dati relativi ai soggetti di questa
razza nascente. I regolamenti adottati dall' American Kennel
Club prevedono l'eventualità di riconoscere una nuova razza
soltanto se il Libro delle Origini
in questione riporta almeno
cinquecento esemplari accertati sul territorio nazionale.
Per l' american staffordshire terrier, il riconoscimento da
parte dell' AKC si fece attendere per motivi che esulavano
dal numero dei soggetti presentati, ma che dipendevano dalle
difinizione di un nome preciso. Da un lato gli organismi
centrali diedero ascolto alle ragioni del Bull Terrier Club
of America, che rifiutava l' idea di nominare una nuova
razza come american bull terrier; dall' altro il nome yankee
terrier proposto dalla rivista "Dog World" era stato
accantonato dai dirigenti dell' American Bull Terrier Club.
Nel 1935 il Kennel Club inglese ufficializzava lo
staffordshire bull terrier e, dal momento che la razza era
in definitiva una varietà di quella inglese, venne proposto
e accettato il nome di staffordshire terrier. Tale
innovazione nacque in parallelo alla fondazione di un nuovo
club ufficiale di razza, lo Staffordshire Terrier Club of
America (STCA), il 23 marzo 1936 e la ufficializzò il primo
luglio dello stesso anno. Il primo esemplare iscritto al
Libro delle origini
venne registrato nell' agosto del 1936.
Tra i primi staffordshire terrier americani c' erano anche
soggetti che, pur di avere il pedigree che ne certificasse
la purezza, erano stati registrati in precedenza presso l'
United Kennel Club (UKC) o altre associazioni locali come
pit bull terrier.
Il debutto ufficiale in un' esposizione dell' AKC data 30
agosto 1936, con il maschio di Charles J. Doyle
Doyle's Shiner,
iscritto al Northbook Kennel Club Show nell' Illinois.
Charles Doyle divenne uno dei primi selezionatori dello
staffordshire americano.
E' doveroso sottolineare la volontà dei dirigenti dello
Staffordshire Terrier Club of America di operare una
selezione in questi primi anni, per allontanare gli
appasionati dal mondo dei combattimenti a scommessa. Ma,
nonostante questa spinta verso le competizioni di bellezza e
le prove di ubbidienza, anche con la pubblicazione di due
preziosi annuari nel 1940 e nel 1942, fino agli anni
Cinquanta si parla ancora di cani da esposizione che
parallelamente gareggiavano in combattimenti. L' avvento
sulla scena cinofila dei nuovi allevatori del dopoguerra
contribuì ad insediare nella mentalità della gente comune
una visione moderna del cane, in particolare di questo tipo
di cani, nonchè una differente interpretazione delle sua
attitudini e dei passatempi in cui poteva essere impiegato.
Sotto la lunga presidenza dello Staffordshire Terrier Club
of America di William M. Whitaker (1948-1964), venne
deliberata l' espulsione di tutti quei soci, e relativi
cani, che operassero nei circuiti dei combattimenti o che
fornissero cani per tale utilizzo. Questa decisa presa di
posizione è fondamentale nella corretta interpretazione
dello staffordshire americano e ha portato la razza a
un'ulteriore e più netta separazione dal pitt bull e da
tutti coloro che leggevano questi cani sotto il profilo di
animali sanguinari.
Gli attuali american staffordshire terrier di punta traggono
le proprie origini dai grandi soggetti che la scena
espositiva ha offerto nel dopoguerra. Gli affissi che hanno
tracciato le prime linee di sangue importatnti sono stati
"Ruffian", "X-Pert", "Crusader", "Tacoma" e "Harwyn". Nel
1946 nacque il primo grande american staffordshire terrier
della storia della razza: Ch.
X-Pert
Brindle Biff. Figlio di X-Pert
Black Ace II, X-Pert Brindle Biff divenne campione americano
e, in seguito, padre di tredici soggetti titolati. Biff era
di proprietà dei coniugi Clifford e Alberta Ormsby
("X-Pert") ma era stato allevato da Henry Schuhmann che usò
anch' egli l'affisso "X-Pert". Rispetto al padre, soggetto
un pò pesante a orecchie integre perfettamente portate,
X-Pert Brindle Biff presentava caratteristiche che lo
avvicinavano ai soggetti moderni; come il padre, aveva testa
e zampe anteriori bianche su un corpo tigrato.
Nello stesso periodo Clayton S. Harriman iniziava una
selezione che portò a una serie di grandi riproduttori nel
ventesimo postbellico. Harriman prese l' affisso "Ruffian".
I "Ruffian" sono all' origine delle più importanti lineee
moderne da cui nascono i "Gallant", i "White Rock", i
"Rounder", i "Tonkawa", i "Patton", i "Diamond", gli
"Evergreen" e i "Chicago".
Ma la storia dell' american staffordshire terrier è stata
tracciata da altri "Ruffian" non in linea diretta con questo
capostipite. Alcune linee portanti nella razza risalgono a
Ch. Ruffian Walkaway,
soggetto vissuto nei primi anni del dopoguerra; la sua linea
maschile risale per grado a Ch. Martin's Tony e a sua volta
a Martin's Tramp. Da Ch. Ruffian Walkaway in tre generazioni
di linea diretta nasce Ruffian
Chango of Har-Wyn, che, sebbene
non sia stato proclamato campione, ha prodotto una serie di
ottimi soggetti alla fine degli anni Cinquanta.
Una felice collaborazione a distanza tra Clayton Harriman
("Ruffian") di Detroit (Michigan) e Peggy Harper ("of
Har-Wyn") di San Antonio (Texas) produsse una serie di
soggetti che maggiormente hanno influenzato la razza nel
trentennio postbellico, riconoscibili dai nomi che riportano
entrambi gli affissi. Peggy Harper aveva iniziato ad
allevare già dal 1947 e nel volgere di un decennio riuscì a
creare un allevamento tra i più grandi nella storia della
razza, ospitando regolarmente una sessantina di soggetti
adulti; come affisso mantiene ancor oggi il record di
vittorie in esposizione.
Gli anni Settanta registrano la creazione di molti club
regionale, che iniziarono a promuovere raduni, mach a
spareggio abbinato, ritrovi tra appassionati. Nel 1974 l'
American Kennel Club espresse la volontà di aggiungere l'
aggettivo "american" al nome della razza, dal momento che
nel paese erano stati importati diversi staffordshire bull
terrier dalla Gran Bretagna; tant'è che nel 1975 l' AKC
riconobbe ufficialmente anche per gli Stati Uniti la razza
inglese.
L' intento di tale variazione era quello di evitare una
qualsiasi confusione con la razza locale. Lo staffordshire
terrier divenne così l' american staffordshire terrier. L'
associazione ufficiale di razza, Staffordshire Terrier of
America (STCA), mantenne il vecchio nome di club e soltanto
nell' ottobre del 1988 fu adottata la variazione in American
Staffordshire Terrier Club (ASTC).
Nel frattempo, il crescente interesse per la razza e
l'aumento delle nascite registrate all' American Kennel Club
portò alla maggior partecipazione in esposizione e a un
maggior numero di "majors". Nel 1987, per esempio, alla
National Speciality organizzata per l' occasione a Chicago,
ci furono 184 iscritti, con la classe Best of Breed di 63
presenze.
I grandi riproduttori segnarono una svolta nella razza negli
anni Settanta; non si parla tanto di migliorie morfologiche,
quanto piuttosto di un lento cammino verso l'uniformità di
tipo nella media dei soggetti prodotti sul vasto territorio
nazionale.
Sempre più di rado si videro soggetti dall' espressione
atipica di grosso staffordshire bull terrier, con muso
corto, labbro abbondante e massetteri troppo pronunciati,
bassi sugli arti e con petto largo e non carenato; anche
quei soggetti troppo esili, con muso troppo lungo, carenti
nell' ossatura, con petto stretto, normalmente alti oltre il
limite massimo della taglia, iniziarono a esser scartati
dagli allevatori.
Negli anni Sessanta e Settanta i numeri di registrazioni
presso l' AKC non riferiscono sull' esatta quantità delle
presenze nel territorio USA. La tendenza alla registrazione
presso associazioni dissidenti era ancora insita nella
popolazione, fatto questo legato principalmente a due
motivi: uno di ordine logistico, dovuto alla comodità di
trovare in piccoli centri una qualsiasi delegazione cinofila
che omologasse i pedigree della cucciolata; dall' altro, la
tradizione presso la gente comune di definire tali cani pit
bull, perchè era ormai desueto il vero significato di tale
termine e venivano comunque da tutti considerati affidabili
compagni per dei bambini. La stessa ipotetica mappa di linee
non può essere disegnata partendo da uno o più ceppi, come è
il caso della maggior parte delle razze canine; molti
allevatori si sono appasionati all' american staffordshireb
terrier partendo da pit bull registrati presso l'AKC con
altri nomi, per cui risulta impossibile tracciarne l'
ascendenza. Questo è uno degli indici della sanità della
razza, la cui apertura a 360 gradi di linee e famiglie
consente un facile outcross nei casi in cui la stretta
consanguineità riproduca effetti indesiderati.
Parlare dei recenti campioni (non tutti poi si distinguono
in fase riproduttiva!) appare induttivo, così come il
nominare tutti i piccoli selezionatori che hanno portato
avanti questa razza in sordina. La vastità del territorio
statunitense amplifica l' espandersi delle linee di sangue
che, per il numero limitato di soggetti iscritti, possono
invece essere raggruppate fino agli anni Settanta.
Questa è la situazione negli Stati Uniti, ma l' american
staffordshire terrier è oggi ben allevato in tutto il mondo,
a esclusione della Gran Bretagna. Le prime esportazioni
risalgono alla metà degli anni Settanta e iniziarono a
interessare anche gli organi competenti della Federazione
Cinologica Internazionale (FCI). In Europa la razza prese
piede in Germania e in Olanda, e i prodotti degli
appassionati di questi paesi vennero esportati a macchia d'
olio nel continente. La FCI riconosce l'american
staffordshire terrier nel 1985 e il 9 luglio dello stesso
anno pubblica lo standard ufficiale di razza, adottando
quello quello dell' American Kennel Club, unico ente
cinofilo statunitense associato alla FCI. Da questo momento
l' ascesa dell' american staffordshire terrier risulta
inarrestabile, tanto da stupire gli stessi americani in
vista delle edizioni del campionato mondiale degli anni
Novanta, in cui si sono raggiunte punte di iscrizioni
notevoli, come i 229 partecipanti all' edizione 1996 a
Vienna.
Linee di sangue portanti
(con alcune date di nascita per orientarsi
cronologicamente)
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